Francesca Lughi – Note sulle forme tradizionali della Festa di Ognissanti in Istria e Dalmazia

giovedì 08 ottobre 2009

NOTE SULLE FORME TRADIZIONALI DELLA FESTA DI OGNISSANTI IN ISTRIA E DALMAZIA
Francesca Lughi*

È innegabile come la Festa di Halloween stia, ogni anno di più, prendendo piede anche in Italia, tanto da proporsi oggi, soprattutto per le nuove generazioni, come uno degli appuntamenti più sentiti e attesi dell’anno. Bambini mascherati girano per le case a proporre il loro «dolcetto o scherzetto?», feste a tema nei centri piccoli e grandi e nei locali pubblici, zucche intagliate, etc.: tutti gli elementi di questa celebrazione ci sono sempre più familiari e stanno, per molti giovani, diventando irrinunciabili. Come hanno scritto Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi nel loro Halloween: «Se è vero che il boom odierno è senza dubbio dovuto a suggestioni cinematografiche, televisive e letterarie provenienti da oltreoceano è vero altrettanto che nel folklore di tutte le regioni italiane, nei giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti, cioè dal 31 ottobre, al giorno di San Martino, 11 novembre, legati […] in un continuum celebrativo, sono da tempo immemorabile presenti, o almeno lo erano fino a pochi decenni fa, tutti gli elementi costitutivi della festa, basata sulla celebrazione di un importante spartiacque calendariale aperto al “ritorno dei morti”.»
Nella seconda parte del loro documentato saggio gli autori analizzano approfonditamente queste tradizioni regione per regione, scoprendo suggestive analogie con l’attuale Festa e altre pratiche tradizionali in parte completamente dimenticate. Quasi ovunque si ripresenta l’abitudine di offrire del cibo ai defunti o ai poveri e l’usanza della questua, spesso fatta casa per casa proprio dai bambini. Non mancano, all’interno del volume, nemmeno alcuni riferimenti alle antiche consuetudini diffuse a suo tempo in Istria e Dalmazia. Per esempio gli autori si richiamano alle cosiddette «processioni di morti» già attestate in tutto il Friuli quanto nella stessa vicina Istria, ancora ai primi del XX secolo. In particolare nella zona di Portole, oggi Oprtalj in Croazia, per placare le anime dei defunti – che in aspetto di bianchi fantasmi si aggirerebbero a coppie nella notte di Ognissanti, silenziosi e lenti, lungo i paesi, diretti verso i campisanti o le chiese posti ai margini degli abitati – era uso lasciare nelle case un lume acceso sul focolare e un poco di cibo. In specie i lumini erano in numero uguale a quello dei defunti recenti da ricordare.
Tuttavia la medesima pratica appare testimoniata per tutta la regione, insieme con quella assai diffusa di predisporre recipienti pieni di acqua affinché i morti potessero dissetarsi durante il loro cammino. Chi si trovava in strada, poi, durante la notte, avrebbe avuto la precauzione di camminare ai lati della via, per non ostacolare le anime durante il loro percorso. In ogni modo, come ricorda Andreina Nicoloso Ciceri che si è occupata di attestare le memorie di tutto il territorio friulano e di quello limitrofo, perlopiù gli abitanti preferivano rincasare «prima del calare delle tenebre, perché […] questa circolazione di spiriti, come in altri inizi di ciclo, metteva in essere nei vivi un processo ambiguo di venerazione e rigetto, benché risolto (o esorcizzato?) nelle pratiche religiose».
Nel Caporettano, ancora nel 1949, Gianfranco D’Aronco rievocava come le famiglie, la sera del primo novembre, tenessero, prima di coricarsi, le porte aperte affinché i defunti comprendessero di essere benvenuti e di potere liberamente entrare nella casa. Sul desco della cucina veniva quindi collocato uno hleb [pane] e due chiavi poste in forma di croce. Nelle Valli del Natisone si credeva che i morti, tornati alle proprie abitazioni in occasione delle celebrazioni loro deputate, si tenessero «Nascosti in qualche angolo, ascoltando i vivi che pregano per loro» – scrive Mario Ettore Specogna nel 1959, aggiungendo – «In alcune località le donne vanno per il paese la sera del I° novembre e cantano, altrove invece recitano una canzone».
Anche da questi pochi spunti legati al recente passato, in Istria e Dalmazia, si può facilmente concludere come la Festa di Halloween sia stata «continuamente reinventata – come scrivono ancora Baldini e Bellosi – in relazione ai cambiamenti socio-culturali avvenuti tra Otto e Novecento e, pur diventando una delle più popolari, essa non è mai stata inserita tra quelle ufficiali e ha mantenuto alcuni elementi trasgressivi e carnevaleschi delle feste premoderne, caricandoli di nuovi significati in nuovi contesti sociali e culturali. Elementi che hanno contribuito a far sì che Halloween abbia conservato sempre la propria vitalità.»
Bibliografia essenziale
E. Baldini – G. Bellosi, Halloween, Torino, Einaudi, 2006. F. Cardini, I giorni del sacro. Il libro delle feste, Milano, Editoriale Nuova, 1983. G. D’Aronco, Vecchie usanze popolari del Caporettano, in «Lares», XV, 1949, pp. 183-195. A. Nicoloso Ciceri, Tradizioni popolari in Friuli, Reana del Rojale (Udine), Chiandetti Editore, 1983. G. Radole, Folclore istriano. Nei cicli della vita umana e delle stagioni, Trieste, MGS Press, 1997. M. E Specogna, Distribuzione del pane per la festa dei defunti, in «Ce fastu?», XXXIII-XXXV, 1957-1959, pp. 209-213. G. Vesnaver, Usi, costumi e credenze del popolo di Portole, Pola, Tipo-Litografia E. Sambo, 1901.
* Studiosa di Filologia romanza e Linguistica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, è operatore culturale in Editoria, giornalismo e multimedialità.