La Biblioteca nazionale di Vienna mette in rete il vecchio Impero

Scritto da «Il Piccolo», 07/07/10
VIENNA – Diciamoci la verità: nessuna ricerca storica su Trieste può prescindere dalle fonti austriache. Per oltre cinque secoli – dal famoso atto di “dedizione” a Leopoldo del 1382 – il destino della città era stato legato a filo doppio a quello dell’impero absburgico. Un rapporto saldo fin dall’inizio, ma rafforzato nel tempo dallo sviluppo del porto e soprattutto, dopo la metà del XIX secolo, dal collegamento ferroviario attraverso il Semmering, che consentiva allora di raggiungere Vienna in meno ore di viaggio di quante siano necessarie oggi. E, come per Trieste, anche per altre aree della nostra regione il confronto con le fonti austriache, e viennesi in particolare, appare irrinunciabile. Basti pensare all’intelligentia di quella che un tempo era stata la Contea di Gorizia e Gradisca, basti pensare ai Brusin, ai Marin, ai Pocar, tutti formatisi nelle Università di Graz e di Vienna.
Vienna, dunque, come riferimento per scavare nel passato. E a Vienna, in particolare, tra i tanti giacimenti di informazioni, quello che conta di più è l’Österreichische Nationalbibliotek, la Biblioteca nazionale, forse una delle più ricche al mondo. I turisti conoscono la sede nella Josefplatz, di fronte alla celebre Scuola di equitazione spagnola, dove sono conservate alcune raccolte storiche, come quella dei mappamondi nel salone di gala aperto ai visitatori. Ma il grosso del patrimonio di libri, incunamboli e giornali sta nella Neue Hofburg e nel palazzo Mollard-Clary recentemente rinnovato nella Herrengasse. Distribuiti nei tre siti, la Nationalbibiotek conserva quasi 8 milioni di volumi, più una quantità sterminata di riviste e giornali, dal 1700 a oggi. Risale all’8 agosto 1703 il primo numero della «Wiener Zeitung», quotidiano tuttora in vendita e che quindi può definirsi a buon diritto il più antico al mondo.
Uno storico impegnato in una ricerca, uno studente alle prese con una tesi di laurea, un giornalista curioso di guardare un po’ più in là della cronaca, per documentarsi doveva e deve affrontare le fatiche, e i costi, di un viaggio fin nella capitale austriaca. Ma non per molto ancora. Dal prossimo anno una parte considerevole di quel patrimonio librario sarà digitalizzata e resa accessibile gratuitamente su internet. Nei giorni scorsi è stato raggiungo un accordo in tal senso tra Google e la direzione della biblioteca viennese. Google curerà la scansione e l’archiviazione in rete dei testi, investendovi 30 milioni di euro. Si comincerà con 400 mila volumi (120 milioni di pagine) dal XVI al XIX secolo, scelti tra quelli più rari e preziosi, che così potranno essere sottratti al logorio della consultazione manuale.
Il lavoro sarà effettuato a Monaco di Baviera, dove Google ha già digitalizzato il patrimonio della Biblioteca di Stato. Sulla Biblioteca nazionale austriaca graveranno soltanto costi marginali: quelli per la preparazione dei volumi da scansionare e quelli per l’inserimento nel proprio sito dei files ricavati, dove potranno essere consultati gratuitamente utilizzando i consueti strumenti di ricerca (per titolo, per autore, per genere ecc.) e da dove potranno anche essere scaricati. Le opere saranno accessibili anche attraverso il sito di Google e, in un futuro prossimo, anche attraverso il sito “Europeana”, la biblioteca digitale che l’Unione Europea sta cercando di istituire. Johanna Rachinger, direttrice della Nationalbibliotek, è pienamente soddisfatta dell’accordo con Google. «Si tratta di un esempio eccellente di una public-private partnership», ha affermato. E il ministro per la cultura, Claudia Schmied, non ha potuto che essere d’accordo con lei. In tempi in cui tutti i governi europei sono alle prese con tagli delle spese, mai e poi mai sarebbero state trovare le risorse per dar vita al progetto reso possibile con Google. Il quale non chiede nulla in cambio, perché evidentemente conta di lucrare sul ricavato della pubblicità on-line. Un sistema che Google ha già collaudato in operazioni analoghe effettuale con la Biblioteca di Stato bavarese e con quelle delle università di Harvard, Stanford e Oxford.
La Österreichische Nationalbibliotek arriva dunque quinta, ma il suo patrimonio librario è quello che probabilmente interesserà di più agli utenti della nostra regione, ex “terra dell’impero”. Come si è già visto a proposito dell’emeroteca della Nationalbibliotek. Questa sterminata raccolta di giornali e periodici era già stata digitalizzata e messa in rete a cura e a spese della stessa biblioteca. Il link si chiama Anno (sigla ricavata dalla denominazione “Austrian Newspapers Online”) e consente di sfogliare pagina per pagina quotidiani e riviste dal 1716 al 1939. La ricerca può avvenire per data o per testata. In ogni caso, una volta individuata la giornata, appaiono sul monitor tutte le testate pubblicate in quella data, tra le quali quindi si può scegliere ed è facile il confronto. L’indirizzo web è http://anno.onb.ac.at/. Può essere interessante scegliere una data storica importante – la morte di Francesco Giuseppe, l’Anschluss al Reich, l’omicidio di Dolfuss – e confrontare le versioni che ne danno i giornali usciti in quel girono. Il 25 maggio 1915, per esempio, sono disponibili otto testate. Tutte, ovviamente, hanno come titolo d’apertura la notizia dell’entrata in guerra dell’Italia. La «Reichspost», la «Neue Zeitung» e la «Freie Presse» la fanno seguire immediatamente dal messaggio dell’imperatore «ai miei popoli». Francesco Giuseppe dà l’annuncio così: «Il re d’Italia mi ha dichiarato guerra». Gli altri quotidiani, invece, passano immediatamente alla cronaca di guerra. L’«Innsbrucker Nachrichten», per esempio, titola «I primi colpi», riferendo del cannoneggiamento navale dell’arsenale di Venezia e dell’abbattimento di un aereo italiano. Anche il «Pester Lloyd Morgenblatt» e il «Prager Tageblatt» riferiscono dei «primi combattimenti con gli italiani», con «scaramucce al confine tirolese» e «la cavalleria italiana in azione al confine di Strassoldo». Provare per credere. Basta un clic.